Dallo scarto al valore. Xera a Character 2026

Venerdì 22 maggio 2026 eravamo alla ventesima edizione di Character, il festival annuale di design editoriale, grafica e fotografia dell’Università Europea del Design di Pescara. Un luogo dove i giovani studenti smettono di essere allievi e diventano autori. Dove la creatività è affermazione di identità, non esercizio. Eravamo lì per lanciare una sfida agli studenti di Graphic Design: dare forma visiva alla nostra filosofia aziendale.

La società tende a chiamare “scarto” ciò di cui non riesce a vedere il valore. I dispositivi elettronici dismessi. Le persone che pensano, sentono o funzionano in modo diverso. In entrambi i casi si tratta di un errore di valutazione, non di una verità.

Un dispositivo dismesso può tornare a funzionare e generare valore. Una persona con una neurodivergenza — spesso esclusa, sottovalutata, definita difficile — può diventare competenza, talento, ricchezza straordinaria per un’organizzazione. Si tratta di un modello di business dove il ricondizionamento tecnologico e l’integrazione lavorativa seguono lo stesso principio: nessuna risorsa merita di essere abbandonata.

La trasformazione dello “scarto” in valore è la traiettoria che seguono i dispositivi che ricondizioniamo ogni giorno. Ed è la stessa che percorrono le persone che lavorano con noi: da esclusione a integrazione, da invisibilità a riconoscimento, da marginalità a contributo concreto.

I ragazzi con neurodivergenze che lavorano in Xera non sono ospiti — sono colleghi, professionisti, parte attiva del team. Quelli già formati diventano tutor per i nuovi arrivati, in un ciclo virtuoso di crescita condivisa che si auto-alimenta. Lo chiamiamo tutoraggio circolare — ed è la stessa logica che applichiamo ai dispositivi: il valore non si accumula, si trasmette, torna, si moltiplica.

Una filosofia, non un’etichetta

La campagna di comunicazione che nasce da questo incontro ha una condizione precisa: niente retorica sulla sostenibilità. Niente dichiarazioni d’intenti. Il messaggio deve essere autentico, sempre radicato nei fatti. Perché il cambiamento di prospettiva — la diversità come valore, non come limite — non si predica. Si dimostra.

Ai giovani designer abbiamo chiesto di dare forma a questa visione attraverso il linguaggio che meglio conoscono: quello delle immagini, dei manifesti, delle storie visive. Nei prossimi mesi il progetto prenderà forma, con la direzione creativa di Nicola Bellomo di Beas Creative, Local Ambassador ADCI per l’Abruzzo.

Il cambiamento inizia quando qualcuno decide di guardare le cose diversamente.

Noi lo stiamo facendo, insieme ai talenti emergenti dell’Università Europea del Design di Pescara.

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